Napoli: curiosità e leggende

 

La festa di Piedigrotta e la canzone napoletana
 
 
La festa si svolge il 7 settembre con cortei e spettacolari fuochi d’artificio. Proprio durante questa festa nacque nel 1935, la canzone napoletana intesa come genere musicale: Te voglio bene assaj, musicata da Gaetano Donizetti, divento famosa in tutto il mondo. Le più celebri canzoni napoletane videro la luce negli ultimi anni dell’800, ma la tradizione è continuata nel ‘900 con cantautori popolarissimi e con la nuova compagnia di canto popolare che raggiunse celebrità mondiale con La Gatta Cenerentola di Roberto De Simone; ed è ancora molto viva grazie all’attività di cantautori, gruppi rock, musicisti jazz.
 
 
 
 
Le spiagge per un tuffo in città
 
 
 
Durante l’estate le spiagge di Posilipo vengono prese d’assalto dai bagnanti. Sotto palazzo Don Anna ci sono numerosi stabilimenti balneari. Alla fine della discesa omonima si trova il lido Marechiaro, un tempo piccolo villaggio di pescatori nostalgicamente descritto dal poeta Salvatore Di Giacomo nella canzone omonima (una lapide sotto la finestrella la ricorda). Suggestiva è la punta della Gaiola con cala Trentaremi, grandioso anfiteatro naturale  con altissime pareti di tufo gialle. Qui si trova il Parco Sommerso di Gaiola, area marina protetta: sono visibili i restio di alcune strutture della vicina villa romana di Publio Vedio Pollione, sommerse dall’acqua a causa del bradisismo.
 
 
 
LEGGENDE
 
Il MONACIELLO
 
Nelle leggende campane si trovano esseri spaventosi, ma tra questi si inserisce un esserino con poteri magici: il munaciello, un nano mostruoso con fibbie argentate sulle scarpe, chierica e berretto.
A Napoli assume due personalità: se ha in simpatia i padroni arreca buona sorte e prosperità; se odia una famiglia le provoca guai. E' così vasta la testimonianza che riguarda questa simpatica "entità" che non vi è posto per nessun dubbio sulle sue "manifestazioni", che spesso sono oggetto di vivaci discussioni - da "basso" a "basso" - su come "onorare" questo spiritello che si mostra sotto forma di vecchio-bambino vestito col saio dei trovatelli accolti nei conventi. Scalzo, scheletrico, lascia delle monete sul luogo della sua apparizione come se volesse ripagare le persone, in genere fanciulle procaci e allegre, dello spavento provato o di inconfessate (dalle fanciulle) confidenze "palpatorie" che ama a volte concedersi. Vi sono due ipotesi sulla sua origine:
La prima ipotesi vuole l'inizio di tutta la vicenda intorno all'anno 1445 durante il regno Aragonese. La bella Caterinella Frezza, figlia di un ricco mercante di stoffe, si innamora del bel Stefano Mariconda, un garzone. Naturalmente l'amore tra i due è fortemente contrastato. Il fato volle che finisse in tragedia. Stefano viene assassinato nel luogo dei loro incontri segreti mentre Caterinella si rinchiude in un convento. Di lì a pochi mesi nascerà un bambino da Caterinella. Le suore del convento lo adotteranno cucendogli loro stesse vestiti simili a quelli monacali con un cappuccio per mascherare le deformità di cui il ragazzo soffriva. Fu così che per le strade di Napoli veniva chiamato " lu munaciello". Gli si attribuirono poteri magici fino ad arrivare alla leggenda che oggi tutti i napoletani conoscono. Anche lu munaciello morì misteriosamente.
La seconda ipotesi vuole che il Munaciello sia il gestore degli antichi pozzi d'acqua che, in molti casi, aveva facile accesso nella case passando attraverso i cunicoli che servivano a calare il secchio. I dispetti li faceva forse perché i proprietari del pozzo non provvedevano a pagarlo per i suoi servizi.
 
 
IL CORNO NAPOLETANO
 
Il corno portafortuna è, senza dubbio, il più diffuso amuleto italiano. Le sue origini sono antichissime e risalgono addirittura ai tempi del Neolitico (3500 A.C.), quando gli abitanti delle capanne usavano apporre fuori dall' uscio un corno come auspicio di fertilità. Si dice che il corno per portare fortuna deve essere ROSSO e FATTO A MANO. Rosso perché già nel Medioevo ogni talismano rosso aveva doppia efficacia e il rosso simboleggiava la vittoria sui nemici. Il motivo per il quale il corno deve essere fatto a mano sta invece nel fatto che ogni talismano fatto a mano acquisisce poteri benefici dalle mani che lo producono. Emblematico antidoto

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